Poesie 9-13
gen 29th, 2008 by admin
Che resta di noi
Che resta di noi anime incompiute,
sui versanti imbruniti da supplizi di luna?
Che resta di noi impauriti fantasmi
Accecati da mobili ombre boschive?
Di noi viaggiatori dell’aria,
di noi menti ferite
da orgogli militanti?
Che resta di noi spiriti intorpiditi
In cortecce di canna dalle radici di paglia?
Che resta di noi, che resta di noi?
Un cono di luce dove avvinghiati
Recitiamo inerti l’ultimo amplesso.
Ricordi
Ricordi, su quali zolle hanno incespicato i nostri senni
E quali i rii che hanno atteso lo sciacquio del nostro marciare
E per quali rami, ricordi, ci siamo inerpicati
per giungere a pietraie che ci hanno travolto?
Insieme capovolta idea dell’essere uno per l’altra,
insieme, tragedia di eletti di epica rimembranza,
insieme, riluttante forma di angelica unione,
pattume sterco rappreso,
spuria dialettica di anime affamate,
postribolo di scandali inconfessati,
insieme, ipocrita e lasciva,
perversa ribellione al dogma della croce.
Visioni di nature
Visioni di nature assolate,
affamate di oasi in liquide frescure notturne.
Girandole improvvise di tempeste di sabbia
Nell’incanto perverso di dune
Modellate in grigie figure bifronti.
Chi ha potere in tutto questo?
E se invano la mente fustiga il suo sostare
Chi la soffocherà nel respiro della rena?
Dio mi solleverà nel pensiero blasfemo
Di sfidare me a duello.
Austere le geometrie
Austere le geometrie che il tempo ricama sul volto
Con aghi di dolore.
Impalpabili i fili che tessono ombre irridenti
Una mente assediata tra volute di morte.
Fragili quei bastioni che difendono
Armate salmodianti nell’odio.
Arcane le dissonanze che trasfigurano in tambureggianti stridori.
Antiche le collere che sanguinano nuove ossessioni.
Frementi le membra che pulsano furiose insani rancori.
Le mani, le mani, che lacrimano paura, vendetta…
Ma lieve ora
è il planare di una pace
Che verso il buio, da un cieco chiarore,
degrada,
nel gaio zampettare di una chimica danza.
Osserva di lato
Osserva di lato la tempia grondante tutto il mio sangue.
Tutto il fiele di una sofferenza inumana,
tutto l’odio versato da lame di folgori
che richiamano vendette
stanate dal forame di anime
squassate dal rancore.
E, osserva ancora,
come mi trafiggono con lance avvelenate
zampillanti acquoso sangue
dopo accidiose quieti in attesa dell’agguato.
Roboanti facezie gracchianti speranze di fede
Si oppongono ad un lurido meretricio di carità,
novelle ipocrite e codarde esaltano morte,
giurano resurrezione
e chi ha sorteggiato il sacro
per farne attrazione da mercato,
lo svenda, ora, a moltitudini fameliche
di coppie di dadi tinte di porpora.






