Poesie 24-27
gen 29th, 2008 by admin
Così è il dolore
Così è il dolore,
un trascendere l’immanenza dell’essere,
spettatore di statiche rappresentazioni
nel futile rumoreggiare degli astanti.
Così è il dolore,
un inutile prescindere
dalle forze del pensiero
che mollemente si adagiano
nel ribollire dell’odio delle passioni,
nel verbo dei fustigatori del culto.
Così è il dolore
Nelle morali taglienti
Di ebbri ed inani metafisici,
nel gaudente rimestare il loro sterco,
nel rimuginante sciorinare di bocche
vomitanti coralli di saggezza.
Così è il dolore,
un precipitare verso l’alto,
un capovolgere di viscere,
un veliero con il vento in prua,
un imbrattarsi di olio combusto.
Così è il dolore.
Il dolore non è orizzontale.
Il dolore è una mano sul petto,
dita che ci rattrappiscono,
il dolore è là sul lettino,
è forza muscolare.
Il dolore ha due guanciali.
Il dolore è solo.
Con i suoi guanciali.
Chi sei tu dentro
Chi sei tu dentro di me che mi tormenti
Disputando di precetti di etica cristiana?
E’ un brivido in un lungo sonno senza sogni.
Sei sempre tu che intoni un canto
Alla casta regina, come un comico ruzzolare
di stizzosa purezza, a costringermi
ad assistere alla commedia di una morte
come lucida espressione di aristotelica catarsi,
che intendi l’affacciarsi alla luce della vita
un prototipo perfetto dell’agire, consumare,
animarsi, quietare?
Mi avvicini, maledetto, con stupore alla materia
E virtuosamente mi oscilli
Tra bestemmia e devozione.
So chi sei. So ciò che non sai.
So ciò che non saprò e capirò mai.
La disfatta del pensare
Pesantemente frana
Nel biologico sfatarsi
Del mio asfittico destino.
Immergiamoci
Immergiamoci, inopi frati, in stagnee pozze
E dissetiamoci allo zampillare
Di questa stigia palude.
Spegnetevi una volta per tutte
Arti spossati dalle insidie del puro,
dallo spartano scandire
di miastenici unguenti.
Affondiamo le mani nel liquiescente pantano
e, azzanniamo, castrandoli,
l’un con l’altro i nostri membri;
fin nelle minugia sprofonderemo le dita
e il loro pendagli concime diverranno
per ottemperanti gestori di manzi.
Intrappoliamo le nostre sofferenze
In dedali di arterie corrose da linfa infernale.
Squartiamo questa anima bulimica
E con polvere di unicorno, difensori della croce,
ce la renderete purgata e sana.
E, Dio con noi, vi malediremo,
voi fedeli pretoriani del sepolcro
stipati in armature d’onoranza.
Flavescenti militi dell’Altissimo
Affosserete con ordalia blasfema
I nostri corpi, strumenti del maligno,
ingannevoli artifizi di onesti retaggi
E Dio sarà con voi.
Sto
Sto. Immobile, marmoreo quasi,
ad osservare angoli di stanza
e solo un labile soffio di calore
misura il mio cadenzato respirare.
Lo spazio mi assorbe come un qualunque arredo,
e la poca luce che filtra dalle sbarre
inonda la mia figura creando appena
un filo d’ombra a me d’intorno.
Al suono, quel torbido strozzato suono,
appena scalfito dal mio rifrangersi
in un’eco a un solo percettibile,
danza un invisibile pulviscolo
che si perde come cristalli di neve
tra le pieghe di un viso ossuto,
tra vesti consunte,
tra dita grinzose e inanimate.
Un insetto dalle ali cerulee
Si dondola al saliscendi del mio petto.
Ma dentro, ah dentro di me
È tutto un fervore di vita pulsante
Di organi che si alternano
Tra meccanici movimenti,
elettrici spasmi, biologici magnetismi,
chimiche combinazioni di elementi
Sotto la pompa del mio cuore,
rimbomba un’irresistibile spinta animale
che si dirama sanguigna per tutte le arterie,
linfatica in tutte le cellule,
muscolare in tutte le mosse,
vitale in tutte le strutture.
Di lunghezza infinita,una nocca bianca
Dipana un filo sottile
E mi avvolge come in un bozzolo,
mi mummifica come in una tela di ragno,
in un pesante, sacro silenzio di cattedrale,
tra torbidi tramestii di incroci filamentosi.
L’agnostica fine di un uomo
Precede l’ascesa di un’anima.






