Poesie 19-23
gen 29th, 2008 by admin
Si allontanano
Si allontanano le crepe del futuro
Sui muri di pietra che celano
Un palcoscenico in penombra.
Se dalle tribune uomini fumano in attesa
È per agitare subbugli di estasi.
Ad ilari donne sussurrano frasi inconsuete
Frantumi di idee, impastate in sdrucciole rime,
onesta gloria di menti ordinate,
arcaiche galanterie, orpelli notarili.
Da un arco, pericolante residuo
Di inetti capomastri
Cavalli bordati di stoffe slabbrate
Annunciano nani sguainanti
Usurati cilindri d’autore,
orecchie di pezze in multiformi eredi,
fauci scoperte in laide risate.
Al centro del tendone
Principi e principesse
Si ingegnano in passi
Da novelli gitani.
Scrosciano applausi, osannanti si diffondono
Cori di giubilo,
sfracelli di trionfanti battimani
accompagnano cacofoniche arie da operetta
per sibilanti flauti traversi.
D’incanto, in un sordo fragore, il muro crolla
E il suo conto ha saldato al suo acre rappresentare.
Un alito animale, per contro,raccoglie il suo frutto
Su creature prone adoranti un divino albeggiare.
Nuvole a strati
Nuvole a strati si alternano
In un cielo balenante di colori
E l’ultima pioggia ha lasciato
Memorie di accecanti riverberi,
sulle nature d’intorno.
Crocevia di paese si animano
In un pullulare di vite frementi.
Donna di codesta gente
Attraverserai quei cerchi
E ti soffermerai dubbiosa
O procederanno i tuoi passi
Oltre quella gabbia dipinta?
Libera creatura, la tua stanza
Trasformerà sogni in sogni.
Donna mia donna, la paura
Rifletterà paura su paura.
La mia idiozia, o donna, annuncia
Sogni.
Sogni di paura.
Sarete voi
Sarete voi là fuori
A mendicare saggezza,
a invocare la primogenitura,
a tergere il rovescio delle nostre mani
ad avvolgerci in sacre vesti.
Sarete voi, poligoni di uomini,
a supplicare la glabra fonte del sapere,
triangoli divini, a cinguettare insulse speranze.
E sarete là, tutti voi, ad osservare gravi,
barbuti visi, occhi infuocati
darvi soddisfazione
delle vostre glorie zuccherose
tracimanti venefici olezzi putrescenti.
E noi creature delle vergini sommità
Appoggeremo i gomiti
sui vostri plessi gommosi
sulle vostre vagine squamate,
scacceremo le vostre gole blasfeme e,
sconfitti, eleveremo a profezie
il vostro affabulante pontificare.
Sai, le cose
Sai, le cose che non ti ho detto
Appartengono a me e da me
Tu non le saprai;
ma le cose che non ti ho dato sono tue
e restano ferite da risanare.
Diventeranno un sussurro,
Un flebile alito di maestrale
Che attraversa le tue ciglia immobili
E penetra nelle tue tempie;
come linfa sgorga
tra le cellule del tuo cuore
e ricopre tutta la notte.
Cercherai ad una ad una quelle cose,
quelle parole, ma non le troverai
perché sono trasparenza d’aria,
scorrere di limpida fonte
che avvolge e riavvolge
il destino del tuo essere.
Rapida come un sogno del mattino
Precipiterai in quel limbo
Che tanto ti rassicura ed inquieta.
Fra quei fragili pensieri del nuovo giorno
Spezzerai la tua lancia
Contro una vita che ti ha cercata
Ribelle al vuoto del destino,
saggia contro i trucchi dei bari.
Sai,spunteranno per te gemme tardive e,
nel gelo che le insidierà,
un solo petalo, sai, potrai salvare.
E’ il sole d’inverno
E’ il sole d’inverno, un sole malato
Una luce biancastra che non crea ombre,
riflette immagini impudiche
di moltitudini in affanno.
Uomini, donne nel loro impallidire
Creano la notte, ah la notte che tutto annega
Tra pensieri di verità flessibili
In un lacerante chiaroscuro di tradimenti
E vigliaccherie di maschere informi e volgari.
Dalle finestre in vesti di seta
Stancamente abbarbicate
Morbide figure contemplano
Il rapido passare di stelle morenti
Armonie di pianeti
In assonanti frastuoni
Di paradigmatici silenzi,
fermento di bibliche simbologie






