Poesie 14-18
gen 29th, 2008 by admin
Avremo domande
Avremo domande da incidere su pietre,
porremo verità mattone su mattone
chiederemo a tutta voce di spingerci oltre
troveremo risposte in idiomi sconosciuti.
Parleremo di tramonti, di oceani, di curve celesti,
ma capiranno di scienza e fisica applicata.
Torneremo a giocare con carte truccate
E dal cielo portate dal vento,
le matte ci daranno sconfitte o vittorie.
Faremo guerra alle idiozie imperanti,
faremo guerra a chi allontana i mali dello spirito.
Ci riprenderemo il mazzo e le matte
Saranno il nostro ruolo.
Decideremo morte e supplizi
E abbatteremo busti imperituri
Distruggeremo inutili esseri
Li affosseremo per farne strame.
Rifioriremo su nuove alture
E innalzeremo la nostra arte,
il potere della morale.
Non ci sarà più tempo per la pace,
solo il tempo per odiare la pace.
Si illuderanno che i destini
Hanno il candore delle folate levantine
Che il tempo riversa in uno spazio finito.
Se un’anima
Se un’anima ferita recasse amore
In disperazione modulerebbe il suo soffrire.
Ma un cuore guarito ha l’ignavia
Nel suo pulsare e geme,
smarrito ad ogni suo palpito
Ritagli di luce
Ritagli di luce impressi
Su soffitti scrostati
Riecheggiano quartetti d’archi
Belanti mielose partiture.
Pertugi di tane agli angoli dei muri
Rivelano stagnanti memorie
In pregiate cornici di argento.
Ed ecco, ora mi acceca un suadente biancore
Che invita, ammiccando,
l’abbandono dei sensi.
Volti perduti
Volti perduti in sciame di rughe
Percorrono stretti passaggi di porte
Tinte di avorio e semiaperte.
Con occhi socchiusi, sorrisi intermittenti,
in intuibili meandri
di una mente sfrondata
da ruvide propaggini ramose,
sguardi travolti in lampi,
di un muto passato
e tremanti al cospetto
di un irridente futuro,
si flagellano struggenti
ai disordini del loro presente.
Giovani vecchi, incespicante il passo
Tremebondi i pensieri,
vacui ricordi
da una stanza all’altra
si trascinano, si cercano,
si chiamano, si riconoscono
si comprendono.
Si scambiano sigarette e monete per trasmettere
Calore, tra dita tremanti
Di magrezza e pur dissertano
Di dolore e cura.
Si stringono la mano ogni ora
E ogni ora è fatta di brevi minuti.
Non c’è lamento qui
Non doglianza,
non buio c’è, né sfiducia,
è quasi assente la sofferenza
nelle interminabili giornate
tra piscio,sangue, merda, terapia.
In silenzio nelle proprie stanze
Si piange sulle proprie fragilità
Di esistenze affaticate
tra lavoro e destino.
In silenzio goccia a goccia
Si misura l’asimmetrica geometria
della pioggia che batte
implacabile sui vetri.
In silenzio si ripongono
Polverosi i propri abiti
In rustici armadi traballanti
Relegati in perdute pareti di stanza.
Ma qualcuno devotamente,
prono su simulacri di sacre immagini,
in un pagano silenzio,
prega.
Chissà se nature
Chissà se nature diverse
Raccoglierebbero i nostri respiri e in alberi da frutto
Li farebbero mutare,
e se esseri dal nulla
fino a noi proiettati
arrossirebbero al nostro
strisciante servire
oscuri predatori di potere
aggrappati a traballanti scialuppe,
e chissà se il nostro imprudente volteggiare
in cieli velati
da nebbie oziose e stagnanti
baratterebbe
argute intuizioni di saggezza
in misantropi giochi d’azzardo.
E ancora se dal mare
Pirati di coscienze ferite
Arroccati su oceanici precipizi
Funesterebbero
I notturni tormenti
Di una notte priva di stelle?…
Ah Dio dalle mani e dai piedi traforati
Nelle tue stanze si scanna ancora il tuo capro?
Tra le tue mura si da ancora voce
Alla tua ciarlatana genia?
E dalla tua bocca spira ancora
Quel tepore al soffio di un volo di colomba?






