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Una volta era il Sindacato

Ho letto il volantino dei NAT, e ne  riporto la prima parte:

Sembra di leggere un volantino del Sindacato CGIL CISL UIL di 20 anni fa.  C’è un’analisi della situazione sociale odierna. Proviamo ad analizzarlo.

Si parla di un’ evoluzione storica e politica ( meglio  involuzione) della democrazia italiana, dove i due partiti maggiori PdL e PD, se pur formalmente avversi, di fatto procedono alleati.  Si parla di Regime. Siamo in un regime, dove  l’informzione è nelle mani di un cartello mediatico che filtra la notizia secondo un obiettivo preciso.

Si parla di fascismo e razzismo, la paura del diverso ha condizionato la vita. Questa paura viene utilizzata per scopi politici.

Povertà e miseria sono in crescita e la spaccatura nord/ sud è sempre più evidente. Il frazionamento del territorio nazionale in Regioni ha aumentato il divario tra zone ricche e povere. Si privatizza tutto, anche l’acqua, privilegiando la classe dominante a tutto svantaggio dei lavoratori e dei disoccupati.

E’ l’ economia a dettare legge. Politica ed economia non svolgono un servizio, servono una dittatura.

Il volantino parla di un tentativo di stravolgimento della Costituzione. Ed è verissimo, se pensiamo agli innumerevoli attacchi alla legge operati dai vari Ghedini, Alfano, se consideriamo le varie leggi ad personam per la difesa del Cavaliere.

Allora  perchè  insorgere e parlare  di terrorismo e  considere il volantino  un ritorno di fiamma delle BR?  Analisi di questo genere sono soltanto la fotografia di una società che schiaccia i deboli a tutto vantaggio dei forti. Nel 1945- 50  la scuola sociologica di Chicago, analizzando la società americana, si poneva gli stessi interrogativi. E si poneva dalla parte del povero  ( Becker, 1967). Perchè oggi  questa società non ha più  il coraggio di riconoscere come vere queste frasi e si rifugia dietro paure terroristiche? Forse perchè l’informazione è così falsata e perversa che spinge l’individuo a non pensare, ad accettare per buono tutto ciò che i media ci rovesciano addosso. O forse perchè questa paura del terrorismo ancora una volta serve a  depistare dai problemi veri e reali.

Attenzione però, dietro la paura c’è la rabbia. E dietro,  il caos.

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Ridere, no grazie


Silvius Berlusconi ante iudices vocabitur

Tribunal Italicus, cuius munus est de legum communium congruentia cum lege suprema iudicare, sollemniter constituit legem nomine ministri Alfano appellatam, qua quattuor summi magistratus ante iudices per totum mandatum deferri non possint, legi supremae incongruam esse. Quare Silvius Berlusconi, minister primarius Italorum, in ius vocabitur corruptelae, fraudis et adulterationis accusatus: qui se dixit minime magistratu se abdicaturum esse et iudices et rei publicae praesidentem accusavit, quod sinistrae parti faveant.

Una versione dal latino per gli studenti di un Liceo ha suscitato l’ira della destra e lo scandalo dei trafficanti della notizia asserviti al premier.  Il direttore  del Giornale,  paonazzo, si è strappato  le vesti.   “…Ha bestemmiato, che bisogno abbiamo ancora di testimoni…” Feltri non ha perso tempo per lanciare accuse alla professoressa definendola una militante. Ma, si sa, Feltri   accusa e aggredisce tutti per difendere il padrone. Vi ricordate del caso Boffo, vi ricordate le accuse a Fini.  Calma Vittorio: due  Tavor da 2,5  prima di andare a letto sono miracolose:  la notte dormirai come un angioletto e il giorno sarai sereno, offuscato, ma sereno. Ma offuscato lo sei anche senza farmaco.

Gli ha fatto eco l’on.Carlucci,  quella dei sorpassi in macchina, degli incidenti in città perchè ” guidava parlando con il telefonino”.  Conosce le lingue straniere, ma non deve avere dimestichezza con il latino. E poi non conosce l’ironia. Peccato per una parlamentare!

Ho la sensazione che questi signori abbiano sparato ad un cardellino con un bazooka. Se volevano dare risonanza alla notizia, ci sono riusciti perfettamente. Ma per favore pensate a cose più serie, l’Italia non ha bisogno dei  brontolii delle vostre insaziabili pance.

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Stefano Cucchi è morto per una caduta dalle scale. Dalle scale di un carcere italiano.  Scale molto molto ripide. Quasi senza scalini. Stefano viene arrestato per droga alla metà del mese di ottobre. In Ospedale, poi in carcere. Poi la morte. Chiediamo, insieme alla famiglia e a tutti quelli che hanno a cuore la verità, di sapere. Di conoscere quello che veramente è avvenuto.

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Un’altra favola

Puntuale come un orologio svizzero è arrivata la lettera delle “BR”  contenenti minacce a Berlusconi Fini e Bossi. Gli investigatori non la ritengono attendibile. Un bambino di due anni avrebbe avuto la stessa intuizione già da ieri. Ma il Cavaliere è convinto che l’Italia sia una popolo di navigatori, santi e dementi.  E allora ecco che riappare  il solito comunicato terrorista,  la  solita colpa-responsabilità dei comunisti, la democrazia in pericolo, la necessità di rinsaldare le fila, lo spostamento dell’attenzione dai temi fondamentali ai temi  creati  per depistare. Del resto la scuola da cui proviene il cavaliere è maestra nei depistaggi.

Proviamo ad analizzare lo scritto come riportato dalla stampa. Intanto i destinatari, Berlusconi, Fini e Bossi. E’ chiaro che non si poteva indicarne uno solo, bisognava indirizzare la minaccia almeno verso altri uomini politici. Verso Bossi, così il leghista si sente toccato in prima persona e si rinsalda l’alleanza con il PdL. Verso Fini, che ultimamente sta prendendo le distanze dal partito del nano  proprio perchè sente avvicinarsi ormai la fine di questa unione e differenziarsi è indispensabile per riconquistare per sè una credibilità. Così la presunta minaccia ha lo scopo di rimettere tutto in discussione ancora una volta.

Nel messaggio c’è un ultimatum:  “  dimettetevi e il premier si consegni alla giustizia”. Ultimatum scaduto da un giorno e il premier che commenta” Continuerò a fare il mio lavoro come sempre”.

Chi cavalca questa farsa è,  come sempre il dis.on.Calderoli. “La sinistra rifletta- dice il parlamentare- a  furia di continuare a gridare al lupo qualcuno si metterà ad azzannare e la sinistra dovrà assumersi la responsabilità di una politica di allarmismo falso e strumentale che rischia di rivelarsi una vera e propria istigazione a delinquere.”

Gli effetti “negativi” dell’ annullamento del Lodo Alfano cominciano a emergere. Avremo presto altre notizie shock, altre  favole ci verranno presentate, confondendo la virtù  con il vizio, la qualità  con la debolezza. Inutili  minacciose bugie segneranno la strada di questa traballante democrazia. E l’ informazione,  i media, ci indurranno a pensare che  “sì,  in fondo in fondo, il Lupo non era poi così cattivo e Cappuccetto Rosso l’aveva anche provocato…!


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Eritrea Eritrea

L’ultimo articolo, ‘L’Italia che non voglio” è stato ampiamente criticato, non tanto sulla sorte disperata dei migrantes, quanto sulle cause di questa odissea maledetta, sulle mancate risoluzioni O.N.U. e sulla colpa di politici  che nulla hanno fatto anche in passato per evitare questi massacri. L’autore di questa critica, a cui sono  grato,  mi ha inviato un resoconto storico,  molto interessante.  Lo sottopongo alla vostra attenzione, così come l’ho ricevuto. Vale la pena spendere un pò di tempo per leggerlo.

“quanto riportato in seguito è Storia. Puoi trovare ancora di più sul sito eritrea eritrea che ti prego consultare anche perchè aggiornatissimo.

Mi permetto di scrivere perchè conosco a fondo l’Eritrea, la sua lingua (parlata e scritta), i suoi usi, i suoi costumi ecc. ecc.

Specifico che, quanto in seguito, è opera di Stefano Pittini. autore di eritrea eritrea.

Per ora, un caro saluto

Walter


1958 L’Istituto delle suore comboniane Pie Madri della Nigrizia, in Eritrea dal 1914 fondano l’Università di Asmara. I corsi universitari si tengono presso l’Istituto Santa Famiglia. Viene costituito l’ MLE – Movimento di Liberazione dell’Eritrea.Un’ondata di scioperi degli operai e le manifestazioni di piazza, scuotono l’Eritrea in segno di protesta contro le continue violazioni della costituzione eritrea da parte delle autorità etiopiche. Il presidente del governo autonomo eritreo, Tedla Bairu, viene costretto alle dimissioni, mentre partiti e sindacati vengono sciolti e viene imposta la censura sulla stampa. Alla protesta , il regime etiopico dell’imperatore Hailè Selassie risponde con violenza: i morti sono più di 50. Viene costituito il Movimento di liberazione dell’Eritrea (M.L.E.), meglio conosciuto come Mahber Showatte (gruppo dei sette) per le cellule clandestine di sette membri ciascuna in cui viene strutturato. Il 24 dicembre il regime feudale etiopico di Haile Selassie decide di togliere la bandiera dell’Eritrea da tutti i luoghi pubblici.

1961 Alcuni esuli eritrei, fra i quali l’ex presidente del parlamento eritreo, Idris Mohammed Adem, fondano il Fronte di liberazione dell’Eritrea (F.L.E.) e decidono di dare inizio alla lotta armata. L’1 settembre, un gruppo di guerriglieri, guidati da Hamed Idris Awate, attacca una stazione di polizia nella provincia eritrea occidentale del Barka.

1962 Il 12 novembre, Hailè Selassie abolisce unilateralmente la federazione tra Etiopia ed Eritrea, e quest’ultima diventa la “quattordicesima provincia” del suo impero. In questo stesso anno muore Hamed Idris Awate, uno dei fondatori della lotta di liberazione dell’Eritrea.

1963 Primo tentativo, fallito, di colpo di stato in Etiopia. Il traffico veicolare ritorna alla destra.

1964 Il 15 marzo avviene il primo scontro armato contro le forze di occupazione etiopiche nel territorio di Togorba (Barca).

1967 Con l’aiuto di consiglieri militari israeliani, l’esercito etiopico scatena la sua prima offensiva su vasta scala contro i guerriglieri del F.L.E. Decine di migliaia di civili eritrei sono costretti a trovare rifugio nel vicino Sudan, mentre all’interno del F.L.E, che non ha saputo tenere testa all’offensiva etiopica, la dirigenza viene messa sotto accusa per le divisioni di carattere religioso e tribale all’origine del rovescio militare registrato.

1969 Consacrazione della Chiesa di Kidane Meheret. Inaugurazione di Asmara Expo 69, mostra dell’industria, agricoltura e turismo. Proseguono intense le azioni di guerriglia da parte del FLE.

1970 Dopo aver inutilmente tentato di modificarne l’orientamento, gruppi di guerriglieri abbandonano il F.L.E. e danno vita alle Forze popolari di liberazione dell’Eritrea (F.P.L.E.).Contro la nuova organizzazione, il F.L.E. scatena una sanguinosa guerra civile. Nel frattempo, ad agosto, si svolge a Monaco (Germania) il primo congresso in Europa degli Eritrei per la liberazione.

1973 Nel mese di agosto si svolge, per la prima volta a Pavia (Italia), il quarto congresso degli Eritrei per la liberazione, in Europa, dopo i primi tre che si sono svolti in Germania: Monaco (1970), Norimberga (1971), Monaco (1972). L’FLE si scinde in due tronconi: FLE storico e FLE-FPLl forze popolari di liberazione frazione marxista dell’FLE. Si afferma l’FPLE – Fronte Popolare di Liberazione dell’Eritrea.

1974 In Eritrea rivolta della 2a divisione etiopica, i soldati chiedono migliori condizioni economiche e familiari. L’imperatore Haile Selassie viene deposto dai militari e nasce il DERG, Consiglio Amministrativo Militare Provvisorio e il primo Capo di Stato della nuova Etiopia è il Generale Aman Andom, eritreo, che verrà poi ucciso perché voleva ricercare una soluzione pacifica del conflitto. La guerra civile tra il F.L.E. e il F.P.L.E. ha finalmente termine. In agosto prosegue il quinto congresso degli Eritrei per la liberazione, in Europa, per la prima volta nella città di Bologna.

1975 Gravi scontri, in Asmara, tra guerriglieri eritrei e truppe etiopiche. Si conclude il ponte aereo per il rientro degli italiani che lasciano l’Eritrea. Muore il negus Hailè Sellassiè I.

1977 Dopo una sanguinosa lotta per il potere in Etiopia, il colonnello Menghistu Haile Mariam diventa “l’uomo forte” del nuovo regime militare, mentre ha inizio la guerra con la Somalia per l’Ogaden, la regione di frontiera per la quale i due paesi hanno già combattuto nel 1964, abitata da popolazioni di origine somala. Nel gennaio dello stesso anno, nelle zone liberate dell’Eritrea si apre il primo congresso delle Forze popolari di liberazione dell’Eritrea e vi parteciparono tutti i membri dell’Assemblea Generale eletti sia da ogni singola divisione militare che dagli appartenenti alle organizzazioni e movimenti degli eritrei residenti nei territori eritrei liberati ed all’estero. Le Forze popolari di liberazione dell’Eritrea assumono la denominazione di Fronte popolare di liberazione dell’Eritrea. Viene eletto segretario generale Ramadam Mohamed Nur, vice-segretario Isaias Afewerki. A marzo, il F.P.L.E. conquista Nakfa, nella provincia settentrionale del Sahel, primo capoluogo liberato dalla resistenza. A luglio è la volta di Keren, capoluogo della provincia centro-settentrionale del Senhit.

1978 l’Etiopia rompe le relazioni con gli Stati Uniti, ottenendo il sostegno dell’Unione Sovietica. Il regime militare etiopico scatena su vasta scala la sesta offensiva,denominata “stella rossa”, contro il F.P.L.E., dopo aver respinto oltre confine, con l’aiuto sovietico e cubano, i reparti somali che erano penetrati in Etiopia. Il F.P.L.E., che ha nel frattempo liberato gran parte dell’Eritrea (in mano etiopica rimangono solo Asmara, Assab, Barentù e poche altre località minori), dà inizio a una ritirata strategica verso le montagne del Sahel.

1979 Inizia ad operare la prima radio Dimzi Hafash dalle zone liberate dell’Eritrea. Tra gennaio e aprile, le forze militari etiopiche, con il sostegno di alcuni paesi dell’Est europeo, continuano i loro attacchi contro i combattenti eritrei. Nel dicembre il F.P.L.E. inizia il primo contrattacco, lungo il fronte di Nakfa.

1980 Sabotati i tentativi di coordinamento tra i due fronti eritrei, il F.L.E. – che è stato precedentemente indebolito dal passaggio di molti dei suoi combattenti nelle file de F.P.L.E – provoca una ripresa della guerra civile. Nel giro di poche settimane le unità del F.L.E. sono costrette a riparare in Sudan e il F.P.L.E. rimane da solo a combattere le truppe etiopiche in Eritrea. A novembre il F.P.L.E. propone un referendum sotto il controllo internazionale per dare una soluzione pacifica al conflitto eritreo: la popolazione eritrea verrebbe chiamata a pronunciarsi su tre ipotesi (indipendenza, federazione o autonomia regionale).

1982 Fallisce la sesta delle offensive etiopico-sovietiche lanciate a partire dal 1978 contro le basi del F.P.L.E: nel Sahel. Il fallimento di questa offensiva, che nelle intenzioni di Menghistu sarebbe dovuta essere quella decisiva, apre una nuova fase nel conflitto. In Sudan il F.L.E., dilaniato da lotte intestine, si divide nel frattempo in diversi tronconi.

1984 Mentre Etiopia ed Eritrea cominciano a risentire dei tragici effetti della siccità e della carestia, il F.P.L.E. assume l’iniziativa sul piano militare, conquistando gran parte della costa settentrionale e le cittadine di Tessenei e Alighidir, importanti centri agricoli del sud-ovest, attaccando anche l’aeroporto militare di Semel ad Asmara. Un’offerta di tregua avanzata dal F.P.L.E. in ottobre per far giungere alle vittime della carestia gli aiuti internazionali viene respinta a novembre da Menghistu, il quale afferma: “l’Etiopia non tratterà mai con i banditi”.

1985 La città di Barentù, che il F.P.L.E. non era riuscito a conquistare nella sua avanzata del 1977, viene liberata a luglio. Alla fine di agosto, di fronte a una massiccia offensiva etiopico-sovietica, la cosiddetta “ottava offensiva” (Bahre-Negash), il F.P.L.E. preferisce abbandonare Barentù, Tessenei, Alighidir e altre località nel nord-est del Sahel, ritirandosi con un ingente bottino militare. In questo stesso anno Etiopia e Israele attuano il piano “operazione Mosè”, trasferendo oltre diecimila etiopici di religione ebraica (Falasha) in Israele, in cambio di aiuti militari dal governo israeliano per oltre 100 milioni di dollari.

1986 Il 13 gennaio avviene la seconda operazione decisiva di attacco del comando eritreo contro le postazioni militari all’aeroporto di Asmara.

1987 A marzo, nelle zone liberate del Sahel, si riunisce il II Congresso del F.P.L.E., che approva importanti modifiche al “programma democratico nazionale”. Tra le modifiche più importanti, l’introduzione del pluralismo politico e il riconoscimento dell’iniziativa privata nella futura Eritrea indipendente. Isaias Afewerki viene eletto segretario generale del F.P.L.E. sostituendo Ramadam Mohamed Nur e come tale guidò il Fronte alla liberazione di tutto il territorio eritreo. Il primo settembre muore Sheikn Ibrahim Sultan, uno dei padri fondatori della lotta di liberazione dell’Eritrea.

1988 A marzo, il F.P.L.E. mette fuori combattimento tre divisioni etiopiche ad Afhabet, quartier generale delle truppe di Addis Abeba schierate a ridosso delle basi del Fronte nel Sahel.

1989 A maggio un colpo di stato militare fallisce in Etiopia. Alla rivolta partecipano anche reparti di stanza in Eritrea, dove il F.P.L.E. proclama una tregua unilaterale. Menghistu ordina una sanguinosa repressione che decapita l’esercito etiopico (500 tra generali e ufficiali vengono fucilati) e nello stesso tempo accetta le condizioni poste dal F.P.L.E: per l’avvio di negoziati di pace preliminari. A settembre ad Atlanta (USA) e a novembre a Nairobi (Kenya), due sessioni di colloqui tra il F.P.L.E. e il regime di Addis Abeba, organizzate con la mediazione dell’ex presidente Usa Jimmy Carter, si concludono con un nulla di fatto per il rifiuto etiopico ad accettare la partecipazione dell’ONU come osservatore a un negoziato di pace a tutti gli effetti. Addis Abeba respinge anche la proposta del F.P.L.E per l’adozione di misure comuni per combattere una nuova carestia che minaccia l’Eritrea e il Nord dell’Etiopia.

1990 A febbraio, per la prima volta dall’inizio della lotta armata, con l’operazione “Fenkil” il F.P.L.E. assume il pieno controllo di Massawa (nel 1978 aveva occupato soltanto la parte che sorge sulla terraferma), dopo una battaglia durata tre giorni ed estesasi lungo un fronte di 200 chilometri. In una lettera inviata al segretario generale delle Nazioni Unite, il F.P.L.E. si dichiara disponibile all’utilizzazione del più importante porto eritreo (trasformato dagli etiopici, nei mesi precedenti, in un gigantesco deposito di armi) per le operazioni di soccorso alle vittime della carestia. L’aviazione di Addis Abeba cerca di impedire questa eventuale utilizzazione, effettuando massicci bombardamenti contro la città di Massawa che è ridotta ad un cumulo di macerie. Un mese dopo la presa di Massawa, il F.P.L.E. attacca a sud, nella provincia di Akele Guzai, liberando Senafè, Adi Keih (capoluogo di provincia), Digsa, Segheneiti ed altri centri minori e si attesta a Dekmhare (40 Km. a sud di Asmara), minacciando direttamente l’aeroporto che, ormai trasformato in una vera e propria base militare, viene più volte attaccato da unità del F.P.L.E. A maggio, il F.P.L.E. rinnova il suo appello alle Nazioni Unite per promuovere un referendum in Eritrea.

1991 Dopo la caduta del regime di Menghistu in Etiopia e i sanguinosi combattimenti del 21 maggio e la liberazione di Dekmhare, il 24 dello stesso mese il F.P.L.E. libera la città di Asmara, capitale dell’Eritrea. E’ la fine della guerra. L’obbiettivo oppure il sogno (vision, dream) del FPLE sin dalla sua formazione, non si limita solamente alla liberazione del territorio eritreo ma allo stesso tempo si propone di creare un’Eritrea pacifica democratica dove regni la giustizia. Dopo la liberazione lo stesso Fronte conferisce a Isaias Afwerki la Guida del Governo di Transizione. Una conferenza di riconciliazione sancisce il diritto all’autonomia dell’Eritrea da esercitarsi attraverso un referendum popolare. Si costituisce il governo provvisorio, che il 6 novembre dichiara il programma del servizio nazionale. Con la liberazione dell’Eritrea, inizia ad operare per la prima volta la televisione nazionale.

1992 Il 7 aprile viene decisa la commissione per lo svolgimento del referendum eritreo. In agosto inizia il primo festival ad Asmara,  dopo quelli organizzati nella sede provvisoria di Bologna.

1993 Dal 23 al 25 aprile si svolge il referendum popolare, sotto l’egida dell’O.N.U., per la proclamazione dell’indipendenza dell’Eritrea. Il 99,8% dei votanti si esprime a favore dell’indipendenza. Il 24 maggio l’Eritrea viene dichiarata indipendente. Isaias Afewerki, è eletto Presidente della Repubblica. Nasce così il cinquantatreesimo stato africano. L’Etiopia e l’Eritrea firmano un protocollo di intesa chiamato “Agreement of friendship and cooperation” che concede(articolo 4 ) all’Etiopia l’utilizzo di Assab e Massawa in regime di porto franco  e successivamente un ulteriore protocollo chiamato “Protocol of Agreementon Armonization of Economic Policies”.

1994 Il periodo di transizione terminò nel 93 ma per la trasformazione vera e propria bisognò aspettare ancora un anno, esattamente fino al 3° congresso del Fronte che avvenne a Nakfa nel 1994, un momento che segnò la vera svolta politica in Eritrea. Il 3 marzo viene costituita la commissione costituzionale eritrea. Nel mese di luglio ha inizio il servizio militare nazionale obbligatorio (addestramento Sawa). Il 5 dicembre l’Eritrea rompe le relazioni diplomatiche con il Sudan.

1995 Il 14 maggio viene a mancare all’età di 89 anni, uno dei personaggi più importanti del popolo eritreo, il dr. Weldeab Woldemariam. Nell’estate dello stesso anno ha inizio il conflitto territoriale con lo Yemen per le isole Hanish.

1996 il 15 aprile, l’Eritrea modifica le regioni amministrative, passando da nove a sei regioni.

1997 Dopo dieci anni si apre il terzo congresso del F.P.L.E. In questo congresso il F.P.L.E. cambia denominazione e diventa partito politico, con il nome di P.F.D.J. (Fronte popolare per la giustizia democratica). Il 23 maggio la Assemblea Costituente ratifica la Costituzione L’8 novembre entra in circolazione per la prima volta nella sua storia la nuova moneta eritrea, il nakfa. Nel corso dell’anno riprendono le relazioni diplomatiche con lo Yemen, interrotte dal conflitto territoriale per le isole Hanish, poi concluse diplomaticamente.

1998 L’Etiopia il 13 maggio 1998 con un pronunciamento del parlamento nazionale il proclama lo stato di guerra e scatena il conflitto territoriale nelle zone eritree di Bademme, Zalambessa, e lungo il confine della Dancalia. Gli attacchi proseguono nel cuore stesso della città, come l’aeroporto di Asmara. Questo ennesimo atto di guerra dell’Etiopia nei confronti dell’Eritrea ha come disegno militare la creazione del “grande Tigray”, con l’annessione di alcune parti dell’Eritrea, senza rispettare i confini riconosciuti dalle Nazioni Unite a dall’O.U.A. Si assiste ad attacchi militari indiscriminati nel territorio eritreo, e alle più odiose forme di discriminazione razziale, con la pulizia etnica e le deportazioni dei cittadini eritrei residenti in Etiopia. A causa di questo ennesimo conflitto con l’Etiopia, il 16 novembre Gibuti rompe le relazioni diplomatiche con l’Eritrea e, nonostante i tentativi di mediazione da parte dell’Unione africana, dell’Europa e degli Stati Uniti, il conflitto continua. Inizia una mediazione dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo, IGAD – Organismo di cooperazione regionale dei paesi del Corno d’Africa. Inizia una mediazione Usa. Il sottosegretario di Stato, Susan Rice, fa la spola per cinque giorni, senza risultati, fra Addis Abeba e l’Asmara. Truppe eritree attuano una profonda penetrazione nella parte di Badmè verso Macallè. L’Etiopia ammassa truppe lungo il confine con l’Eritrea. Fallisce il piano di pace elaborato da Usa e Ruanda. Gli etiopici estendono il fronte al porto di Assab, punto strategico e sbocco al mare. Immediata la reazione di Asmara: un raid aereo colpisce la città di Adigrat. Siglata una moratoria per frenare l’escalation e mettere al bando l’aviazione. Inizia la stagione delle piogge e il conflitto si arresta.

1999 Il 23 febbraio il regime etiopico guidato dal F.P.L.T. (Weanè), lancia per la seconda volta l’offensiva su larga scala attaccando nuovamente il frorte del Mareb Setit, e il porto di Massawa. Gli etiopici attaccano Badmè impiegando anche elicotteri da guerra e aerei. Badmè viene conquistata, gli eritrei arretrano di 10 chilometri. Mig etiopici bombardano Adi Kajè e Mendeferà. Mig etiopici bombardano il porto di Massaua e successivamente l’aeroporto di Assab. Inizia la stagione delle piogge ed il confitto nuovamente si arresta. L’ Unione europea nomina Rino Serri rappresentante speciale della presidenza europea. Nel mese di agosto, l’Eritrea dichiara ufficialmente di accettare la proposta di pace dell’Organizzazione dell’Unità Africana, ma puntualmente l’Etiopia rifiuta. Nel corso dell’anno riprendono le relazioni diplomatiche con il Sudan, interrotte nel 1994.

2000 Riprendono gli scontri con inaudita violenza, dopo una serie di tentativi da parte dell’Eritrea per una soluzione pacifica del conflitto, rifiutati sistematicamente dall’Etiopia. Il 5 maggio ad Algeri falliscono gli incontri indiretti tenuti sotto l’egida dell’OUA (Organizzazione per l’unità africana). L’Etiopia riprende i combattimenti sui tre i fronti: Badmè, Zalambessà e Bure, e l’ONU, con la risoluzione 1297, intima la fine dei combattimenti entro 72 ore. L’ONU con la risoluzione 1298 decide l’embargo sulla vendita delle armi ai due paesi. Sfondamento etiopico presso la città di Barentù. Abbandono, da parte eritrea della città di Agordat, per concentrare in luoghi più difendibili la difesa della capitale. Le devastazioni create dall’avanzata etiopica portano alla mobilitazione degli eritrei in patria e fuori. Bombardamenti etiopici sull’aeroporto di Massaua. In questa terza fase dell’offensiva, il regime del F.P.L.T., il cui obiettivo, questa volta, è di invadere il territorio eritreo, attaccando sui diversi fronti, causa lo sfollamento dalle proprie case di migliaia di persone, soprattutto donne, vecchi e bambini, costretti in campi di emergenza o a rifugiarsi oltre confine nei campi profughi del Sudan. Avvengono molte uccisioni e vengono rasi al suolo città, paesi e campagne. Il  30 maggio l’Eritrea decide di riaprire il dialogo e accetta il ritiro come richiesto dall’OUA e da Rino Serri, che si reca in Addis Abeba e all’Asmara. L’Etiopia è disposta a riaprire il dialogo ma non ad interrompere i combattimenti. Il 18 giugno si firma, ad Algeri, dell’Agreement of Cessation of Hostilities between Ethiopia and Eritrea che stabilisce il ritiro degli eserciti e la creazione di una zona cuscinetto di 25 km. Il 31 giugno l’ONU con la risoluzione 1312 dà il via alla United Nations Mission in Ethiopia and Eritrea (UNMEE) in tre fasi fra luglio e novembre. Prima fase 4 ufficiali, 2 ad Addis Abeba e 2 ad Asmara, per valutare la fattibilità della missione. Seconda fase 40 osservatori vengono dislocati nei territori di Eritrea ed Etiopia. Terza fase iniziano gli arrivi del contingente UNMEE e le prime bonifiche dei territori minati. Dopo 30 mesi di guerra il 12 dicembre viene firmato ad Algeri il trattato di pace fra Eritrea ed Etiopia, con la mediazione del presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, quale rappresentante uscente dell’O.U.A, di Kofi Annan, segretario generale dell’O.N.U. Madeleine Albright, segretario di stato U.S.A, Rino Serri, mediatore europeo e sottosegretario italiano agli esteri. Una commissione stabilirà i confini tra i due paesi.

2001 Più di 4.000 soldati dell’ONU e 220 osservatori vigilano lungo i 1000 km. di confine, nella zona cuscinetto, all’interno del territorio eritreo. Iniziano i lavori della Eritrea Ethiopia Boundary Commission per la definizione dei confini.

2002 Il 13 aprile la Eritrea Ethiopia Boundary Commission termina i lavori. L’ Eritrea accetta il verdetto mentre l’Etiopia dopo un primo momento di euforia, durante il quale le autorità convinte che il verdetto sia completamente a loro favore annunciano con toni trionfalistici l’auspicio che l’Eritrea voglia rapidamente dare corso alla determinazione,  fa marcia indietro e dichiara di non voler accettare i risultati della Commissione Confini che ritiene insoddisfacente.

2003 Le truppe ONU sono ancora presenti. L’Etiopia non ritira le sue truppe ne dal confine con l’Eritrea ne dai territori che in base al verdetto definitivo e immodificabile della Commissione Confini sono definitivamente sotto la sovranità eritrea. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non interviene nei confronti  Etiopia e non applica il dispositivo dei patti di Algeri che prevede sanzioni a carico della parte inadempiente.

2004

2005 L’Eritrea pone limitazioni al movimento della Unmee. Il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite pubblica la risoluzione 1640 che pone in maggiore evidenza le restrizioni eritree ai movimenti della Unmee dello storico rifiuto dell’Etiopia di aderire al verdetto della Commissione Confini.”

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L’italia che non voglio

E’ l’Italia dei Berlusconi  e dei  Frattini.  Un’Italia  che specula sulla disperazione di centinaia di migrantes in fuga dall’Eritrea, da un dittatore che per atrocità  non ha rivali, nemmeno la Corea del Nord ha osato tanto.  Parlo di Isaias Afewerki, Presidente dell’Eritrea dal 1993, corteggiato da politici e imprenditori italiani.  Il Cavaliere  ha voluto rafforzare le relazioni con l’ex colonia, mentre  Maroni e Frattini fanno  a gara per tenere lontani  gli esuli in fuga da quel paese martoriato. Così,  mentre decine di barconi tentano la traversata del canale di Sicilia, portando disperati verso il sogno della libertà, l’Italia li respinge e la polizia   di Gheddafi li arresta e li riconsegna al regime. Uomini, donne e bambini,  se non muoiono in mare sono torturati in patria e poi svaniscono nel nulla. Sono i nuovi desaparecidos africani.

Nel frattempo l’elenco delle aziede italiane presenti in Eritrea si allunga ogni giorno. Dalle più note come Italcalcantieri del Paolo ” Silvio’s bad brother ” o al gruppo Zambaiti di Bergamo fino ai Pescherecci dei Cantieri di Ancona o alla CMC di Ravenna, passando per un assessore al turismo  della Regione Lombardia che, come riporta l’Espresso dell’ otto ottobre 2009, si ritiene fiero di essere stato nominato colonello dell’esercito eritreo.

Le nostre imprese fanno affari milionari sul suolo africano. Pagando un prezzo alto, ma che importa, questi africani sono tanti e poi non sono come noi…Il governo chiude uno,  due, cento occhi: il dittatore controlla gli esuli in Italia attraverso una  rete di informatori. Schedati, ricercati, anche italiani che si oppongono al regime. Tutto sotto la sapiente regia del nostro amato presidente del consiglio.  Ogni cosa  ha un prezzo, dicevano i teorici delle scelte razionali. E il prezzo del business è il sangue di molti innocenti.

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Rumore e dolore

I nostri militari in Afganistan sono morti,  sei parà uccisi in un attentato. Un fiume di parole inutili e vuote. Una commozione falsa, formale. Poi,dopo che i riflettori si spegneranno,  questi ragazzi saranno dimenticati, come i carabinieri di Nassirya, come le centinaia di uomini caduti in difesa dello Stato. Il rumore dei politici e la loro vergogna avrà ancora il sopravvento.

Gramellini, nel suo articolo “La tregua” non poteva descrivere meglio la situazione di questa Italia di oggi:

«D’Addario, D’Addario!».
«Farabutti!».
«Sta bene di salute?».
«Sono il migliore degli ultimi 150 anni».
«Vergogna!».
«Evasori! Molestatori!».
«Randellatore mediatico!».
«Io sono una vittima».
«Egoarca!».
«Doppiopesisti, vi querelo».
«Regime, in piazza, democrazia, democrazia».

BOOM

«Poveri ragazzi».
«Il loro sacrificio non sarà vano».
«Terroristi vigliacchi, non ci fermerete!».
«È il momento del cordoglio».
«Siamo vicini ai parenti delle vittime».
«Ci stringiamo alle famiglie».
«Il Paese si unisce nel ricordo».
«Pace, democrazia, democrazia».

Ritorno in patria delle salme. Camera ardente. Funerali di Stato. Applausi. Assolo di tromba. E poi.

«D’Addario, D’Addario!».
«Farabutti!».
«Sta bene di salute?».
«Sono il migliore degli ultimi 150 anni».
«Vergogna!».
«Evasori! Molestatori!».

La morte si sconta vivendo  (Sartre).

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Morire di alcol

Ho ricevuto questo messaggio e mi è sembrato bello condividerlo con chi legge questo blog.

Mamma, sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, cosi ho bevuto una Sprite. Mi son sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa e finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia  macchina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava… Qualcosa di inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull’ asfalto e sento un poliziotto che dice: -Il ragazzo che ha provocato l’ incidente era ubriaco-. Mamma, la sua voce sembra così lontana… Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando,con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire i medici che dicono: -Questa ragazza non ce la farà-. Sono certa che il ragazzo alla guida dell’ altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità. Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire… Perché le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite? Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, di a papà di essere forte. Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare… Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva… La mia respirazione si fa sempre più debole e incomincio ad avere veramente paura… Questi sono i miei ultimi momenti,e mi sento così disperata… Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene per questo… Ti voglio bene e…. addio. Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all’ incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista scriveva… scioccato. Il giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza.

Vale la pena di diffonderla.

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L’Italia che beve

saggio 046 Ma quanto bevono gli Italiani?  Siamo un popolo con la cultura del  bere. I nostri nonni bevevano a tavola, raramente   fuori pasto. Oggi i giovani non conoscono quasi il vino come alimento, in compenso conoscono molto bene l’alcol come sballo.  Su queste idee, il politico più cialtrone di Italia,  ha disposto  la sua informazione. Convinto come è che tutti se la bevano, ha raccontato e racconta una serie di enormi  bugie. E gli italiani devovo mandarle giù, calarle, come si cala un’anfetamina, una pastiglia di extasy o una  spumeggiante  Beck’s. Tutte due  le due cose, menzogne e sostanze,  creano euforia, ma subito dopo fastidio,  nausea. Alla lunga hanno effetti dannosi sul cervello e disturbano  non poco l’apparato digerente.

A volte le bugie del nano superano la fantascienza. In questo caso, anche gli ubriaconi più cirrotici, fanno  fatica  a bersele .  E’ difficile infatti inghiottire d’un fiato la notizia che la guerra tra Russia e Georgia è finità per i buoni auspici del cavaliere, o che il disgelo tra USA e il Cremlino è merito sempre dell’esimio Papi, o ancora che   “prima di morire il signore di Arcore  sconfiggerà i signori della Mafia” (L’Espresso 10.9.09).

Attenzione Silvio, ogni sbronza fa sembrare il mondo più bello. Ma il risveglio riconduce alla realtà e un mal di testa feroce può far apparire le cose ancora più brutte e più drammatiche.

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Ciao Teresa

La pace ha il tuo viso, la tua forza. Hai insegnato a tutti che cosa può fare una donna sola, quando il cuore e l’amore per gli ultimi diventa prioritario. In silenzio, senza clamore. Non ti dimenticheremo mai.

Ciao, Teresa

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